santalfredo
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Gugiroeu, tutto quello che c'è da sapere sulle nostre radici

gugia_sperada.jpgConcorezzo. *Il mestiere del fabbricante di aghi e spilli ha origini antiche nel nostro borgo. Infatti, già nello stato d’anime steso dal parroco Cazuli nel 1574, su 739 individui censiti, in larga parte contadini, ben 74 sono gugiari.

In principio e per almeno tre secoli questa è un’attività famigliare, che si svolge presso l’abitazione; l’evidente pochezza di mezzi e, talvolta, il non facile approvvigionamento della materia prima, hanno migliorato l’ingegno e forgiato la determinazione dei nostri antenati. Aghi e spilli di varia misura per tessiture e sartorie si producono in grande quantità in Milano, nonché nei maggiori centri del contado. Il rapporto informativo steso nel 1696 ci informa che “Vi sono molte botteghe, dove si traffica in special modo aguggie, ma per la maggior parte sono serrate; ...”. Tra alti e bassi arriviamo al periodo di Maria Teresa d’Austria (1740-1780). Grazie all’opera meticolosa dei funzionari asburgici, viene posta attenzione pure alla manifattura delle spille e degli aghi. Concorezzo è uno dei pochi luoghi in cui la produzione resta attiva e il Governo si adopera per sostenerla. Nel 1794 i fratelli Monticelli chiedono alla Società Patriottica (istituita per favorire l’agricoltura, le arti e le manifatture) una gratificazione per aver introdotto una fabbrica di spilli a Concorezzo. La relazione ci offre un’interessante fotografia: “...un’attività sorprendente, occupandovi 16 persone e fabbricandosi giornalmente più di 31 mila spille ...”; il tutto in scarsità di mezzi e utensili.

Durante la parentesi napoleonica, attraverso la Guida Statistica redatta da Melchiorre Gioia nel 1804, veniamo a conoscenza dell’importanza di Concorezzo per “… la manifattura delle spille pe’ ricci, degli aghi di rame inargentati o di ottone con testa di vetro, …”. Sono gli ornamenti utilizzati nella tradizionale Sperada brianzola.

Quali le principali fasi nella fabbricazione di spilli e spilloni? Prendiamo come traccia quanto scritto dal letterato francese Désiré Nisard nel 1837 visitando una fabbrica a Londra: “la trafileria, dove, con un pezzo d’ottone grosso come un dito, si tira un filo senza fine che va ad attorcigliarsi in cerchi innumerabili intorno a un cilindro; il lavoratojo, dove le donne stendono e raddrizzano sopra una lunga tavola questo medesimo filo, tagliato in verghe, lunghe otto o dieci piedi, che sono tagliate pur esse in mille pezzi della lunghezza delle spille; quello dove questi pezzi, presi e mazzuolati da esperti operai, vengono aguzzati sulla mola, d’onde scaturiscono le scintille a migliaja”.

Con l’inizio dell’Ottocento a Concorezzo aprono i primi stabilimenti (tessiture e falegnamerie) e con essi cambia l’organizzazione del lavoro. Dalla “Guida di Monza e del Circondario”, pubblicata nel 1897, ecco l’ultima traccia sui gugiroeu: il laboratorio di Monticelli Giovanni, fabbricante di spilli.

Tramontati gli aguggiari restano i gugiroeu, antico nome degli abitanti del borgo di Concorezzo.

*articolo tratto dall'ultimo Bollettino dell'Archivio storico di Concorezzo

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