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Omicidio stradale, condanne a Concorezzo e Brugherio

omicidio_stradale_concorezzo.pngConcorezzo. Dopo la condanna a quattro anni per un trentenne di Concorezzo, è arrivata la seconda pesante sentenza a carico di un ragazzo di Brugherio. Sono gli sviluppi di una tragica vicenda che è costata la vita a un sessantenne di Caponago, ma che ha inevitabilmente segnato per sempre anche l'esistenza delle altre persone responsabilmente coinvolte.

Era circa l’una e quaranta del 6 ottobre 2019 quando Antonio Seria, 60 anni di Caponago, a bordo della sua Nissan Micra, si trovò coinvolto in un lieve incidente con l’Alfa 147 guidata da un giovane di Brugherio, oggi 31 enne. Procedevano entrambi in direzione Monza-Concorezzo quando Seria effettuò una manovra di sorpasso e, nel rientrare in corsia, si verificò un piccolo contatto tra le due auto. Poi il litigio nato sulla strada e trasformatosi in un vero e proprio inseguimento che da viale Sicilia a Monza, luogo del contatto tra le due auto, proseguì fino a via Adda in direzione Brugherio, dove l’Alfa bloccò l’auto di Antonio Seria, ponendosi in contromano di fronte a lui.

Da lì in pochi attimi la tragedia: non appena scese dall’auto, Antonio Seria fu falciato da una terza auto, la Polo guidata da un 31enne residente a Concorezzo, che proveniva dalle sue spalle verso Brugherio. L’auto non riuscì, nonostante la strada rettilinea, ad evitare l’impatto, colpendo dapprima la Micra e travolgendo poi Antonio prima di collidere con l’Alfa e finire la sua corsa a bordo strada. La perizia ha certificato che in quel momento il giovane di Concorezzo non avrebbe dovuto mettersi alla guida perché il suo tasso alcolemico era più alto di quanto consentito dalla legge.

Immediati ma vani i soccorsi del personale medico, che non hanno potuto che constatare il decesso sul posto della vittima a causa delle gravissime lesioni riportate. Immediati anche i rilievi dei Carabinieri, che hanno permesso al pm del Tribunale di Monza,  Vincenzo Fiorillo, di ricostruire nel dettaglio la dinamica del sinistro, anche grazie alla consulenza tecnica redatta dall’ingegner Pierangelo Adinolfi.

 La consulenza ha evidenziato anche le specifiche violazioni del Codice della strada da parte dei conducenti coinvolti. Il concorezzese non riuscì ad avvistare in tempo i veicoli fermi a bordo strada e a porre in essere una manovra di emergenza tale da evitare l’impatto perché si trovava oltre i limiti di velocità e in un grave stato di ebbrezza (e per questo ha già patteggiato quattro anni di reclusione per omicidio stradale con revoca della patente di guida). Anche il comportamento delle altre due auto, e in particolare dell’Alfa 147 guidata dal brugherese  è stato evidenziato nella perizia perché esse si trovavano «ferme in carreggiata su una strada extraurbana, nonostante fossero entrambe funzionanti, volontariamente “parcheggiate” in tal modo dai rispettivi conducenti», anche se al momento dell’impatto erano già fermi da alcuni minuti e quindi avvistabili.

Il 31enne di Brugherio è stato condannato a 2 anni di reclusione e alla sospensione della patente di guida. Con il medesimo provvedimento, il giudice  Letizia Anna Brambilla ha inciso su una pregressa sospensione condizionale della pena concessagli a seguito di un’altra sentenza per un precedente procedimento penale, provocandone la revoca. Il difensore del brugherese ha già preannunciato ricorso in appello.

L'"ergastolo" della patente

L'omicidio stradale o pirateria stradale è un reato previsto dal diritto penale italiano.

La legge con la quale il reato è stato introdotto nell'ordinamento italiano venne promulgata nel 2016 a seguito di una iniziativa popolare risalente al 2010 che ha proposto l'istituzione dell'omicidio stradale, una figura dedicata di reato che comminerebbe pene intermedie fra l'omicidio volontario e quello colposo, con l'arresto in flagranza di reato e l'interdizione a vita dalla guida di veicoli (cosiddetto "ergastolo della patente").

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